Aziende italiane, il gap tecnologico c’è ma si può colmare

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Il tema dell’Agenda Digitale nel nostro Paese è quanto mai attuale e in cima alle priorità politiche, economiche e anche sociali, ormai da tempo; il dibattito sul ritardo alla digitalizzazione delle nostre imprese e della pubblica amministrazione è ormai un argomento costante sui media. Tuttavia, senza la comprensione delle motivazioni intrinseche di quello che da più parti viene definito come “ritardo endemico tutto italiano” difficilmente potrà essere trovata una via d’uscita.  Ovvero, esiste un gap tecnologico, da sempre correlato alla “incapacità di innovare” delle aziende italiane, ma mai indagato fino in fondo.

Lo spaccato italiano che emerge dall’indagine “Tech Deficit”, che Colt ha condotto a livello Europeo insieme a Loudhouse, un’agenzia inglese di ricerca indipendente, ci conferma le proporzioni di questa “inadeguatezza tecnologica”: il 73% delle aziende nel nostro Paese percepisce il deficit tecnologico e lo attribuisce alla mancanza di un’adeguata infrastruttura tecnologica che possa supportare la veloce evoluzione dei mercati e, quindi, il mutare delle esigenze di business dei propri clienti.

A rispondere all’indagine sono stati chiamati nell’aprile di quest’anno – per l’Italia – 107 responsabili IT, i cosiddetti “decision makers” di medie e grandi aziende. Nel dettaglio, il deficit tecnologico è maggiormente avvertito nelle imprese che impiegano oltre 500 dipendenti (nel 79% dei casi), piuttosto che in quelle che hanno tra 100 e 500 dipendenti (dove comunque la percentuale si attesta al 66%).

Dalle risposte emerge inoltre che i responsabili IT percepiscono la necessità urgente di individuare le priorità tecnologiche della propria azienda e stabilire una politica efficace per gli acquisti e la gestione dell’infrastruttura IT. Nel dettaglio, solo il 23 % dei decisori in ambito tecnologico ritiene di essersi già dotato di un’infrastruttura adatta e scalabile per affrontare la richiesta dei propri clienti – destinata ad essere sempre più complessa – nei prossimi due anni. Il 26% ammette invece di non avere ancora una strategia per far fronte al gap percepito.

Preoccupante la proiezione sul futuro: il 61% degli interpellati teme che, nel giro di un anno, la propria azienda non sarà più in grado di supportare le richieste dei clienti, se non sarà capace di ripensare alla infrastruttura tecnologica attuale e, in particolare, a infrastrutture di data centre (91%), infrastrutture di rete (90%), voce e comunicazione (87% delle risposte).

Emerge quindi la necessità concreta di ripensare l’IT e gli investimenti ad esso correlati, fronte sul quale tuttavia si intravvedono oggi alcuni segnali positivi: è di questi giorni infatti l’annuncio dei dati  dell’Osservatorio ”Cloud & Ict as a service” della School of Management del Politecnico di Milano, che evidenziano uno spiraglio positivo di crescita degli investimenti cloud nel nostro Paese nei primi mesi di quest’anno.

Nella stessa direzione vanno le scelte di alcuni dei nostri clienti, tipiche aziende del Made in Italy che stanno investendo in internazionalizzazione, soprattutto in Asia: per loro la gestione delle infrastrutture è già una commodity a supporto delle esigenze di un business in rapida evoluzione.

I risultati salienti dell’indagine “Tech Deficit” sono disponibili a questo link.

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