Il cloud, ma non come lo conosciamo


di Ralph Achkar.

Colt e Celent hanno recentemente collaborato nel valutare come l’adozione del cloud stia modificando il contesto dei Capital Markets. Tale sinergia ha portato alla pubblicazione di un report, che può essere scaricato qui e che ha svelato alcuni risultati interessanti. Anche nei Capital Markets, il cloud sta iniziando a diventare la tecnologia onnipervasiva ormai consolidata e presente in molti altri settori e il pensiero dei vari stakeholder non è più valutare se passare al cloud oppure no, bensì come procedere in questa direzione nella maniera migliore.

Gli attori del settore, infatti, si sono resi conto che accedere al cloud è ormai un driver principale per disporre di una maggiore larghezza di banda, grazie alla nostra rete Colt IQ. Gli utenti si aspettano inoltre che la loro rete cloud possa offrire la stessa intelligenza, flessibilità ed elasticità garantita dal cloud, per usufruire di un’esperienza uniforme end-to-end; fortunatamente, oggi la tecnologia SDN rende possibile tutto questo. Se, da un lato, si potrebbe apparentemente pensare che ci si stia dirigendo verso una situazione in cui i mercati finanziari e i loro partecipanti saranno tutte entità cloud-based, la realtà è ancora diversa. In questo momento, infatti, la richiesta di una larghezza di banda più ampia e on demand verte unicamente su alcune specifiche applicazioni o servizi “high-demand” da spostare sul cloud.

Questa “migrazione” è stata poi accelerata da normative sempre più stringenti, come la recente MiFID II in Europa, che ha notevolmente aumentato le responsabilità di reporting e di trasparenza a carico delle aziende, nonché la quantità di dati aziendali che devono essere gestiti ogni giorno. Questo ha generato, inoltre, una serie di sfide completamente nuove per le aziende che operano nel settore dei Capital Markets, non legate ai fattori di mercato, bensì alle capacità di elaborazione e di storage. Alcune funzioni come la segnalazione delle negoziazioni, la vigilanza del mercato e le attività di testing vanno tutte nella direzione del cloud. Inoltre, inizieremo presto a osservare utilizzi più collaborativi del cloud per funzioni condivise da tutti i partecipanti, ma che non offrono alcun vantaggio competitivo, come la compliance normativa.

Un occhio alla strada davanti a noi

Il cloud risolve, chiaramente, numerosi dei problemi incontrati dagli stakeholder del settore – scalabilità, flessibilità, capex ridotti e nessun footprint solo per citarne alcuni – ma presenta anche una serie di sfide.

Con molti provider cloud che operano nei data centre al di fuori dei Paesi in cui si trovano i loro clienti, entrano in gioco le normative sulla sovranità dei dati. L’archiviazione di informazioni sensibili sui clienti al di fuori del Paese di origine può, infatti, risultare un aspetto molto delicato. Dove si trova il data centre cloud? Quali sono le implicazioni legate all’accesso ai dati salvati sui vari server? Sarebbe utile a tutti passare al cloud per comprendere i diversi atteggiamenti dei governi in merito alla privacy dei dati. Questo sarebbe forse ancora più prioritario, ad esempio, per una banca globale con sedi locali nei vari Paesi. I provider cloud se ne sono resi conto e stanno lavorando con gli attori del mercato per fornire funzionalità cloud da location diverse.

Anche il controllo può essere un problema. Mettere tutte le “uova” in un unico “panier”e cloud non è ragionevole e quindi, le varie aziende, anziché collaborare con un unico cloud provider per tutte le loro esigenze, preferiscono ricorrere a piattaforme cloud diverse, per avere la certezza di non ritrovarsi a dipendere da un unico vendor ed esserne quindi eccessivamente vincolate. Gli utenti si aspettano che gli “open standard” offrano connettività e portabilità tra cloud provider diversi.

La sicurezza dei dati in un’implementazione cloud è un altro fattore di preoccupazione per le aziende finanziarie, le quali vogliono avere la certezza che i loro dati siano protetti nel passaggio da e verso il cloud, così come quando sono archiviati all’interno del cloud stesso. Anche da questo punto di vista, i cloud provider stanno concentrando tanti sforzi e investimenti per affrontare tutte queste tematiche legate alla sicurezza. Allo stesso tempo, vi sono svariate opzioni di connettività cloud, come connessioni dedicate o extranet gestite, che possono offrire maggiore sicurezza rispetto alle connessioni Internet.

Nonostante queste preoccupazioni e alcune inerzie organizzative da superare, il passaggio verso il cloud è ormai inevitabile, anche alla luce dei vari driver in gioco e di livelli di adozione in continua crescita. Forse non vedremo intere istituzioni spostarsi integralmente verso il cloud, ma assisteremo, almeno inizialmente, allo spostamento di funzioni non sensibili, a cui faranno seguito quelle più “business-critical”. Reporting, testing e vigilanza sono tutti esempi di operazioni in cui un’infrastruttura cloud-based può risultare molto utile. La flessibilità in termini di capacità e di calcolo offerta dai servizi basati su cloud lo rendono una soluzione assolutamente valida e interessante. È poi fondamentale capire quali ostacoli devono essere superati per passare al cloud e garantire il successo di qualsiasi transizione.

Ma tale passaggio verso un modello cloud – con la possibilità di usufruire di tutti i relativi vantaggi – sarà completo solo se la rete utilizzata per mettere in atto tali implementazioni rispecchi la cloud experience in termini di intelligenza, flessibilità ed elasticità. L’obiettivo è beneficiare di un approccio on demand a 360°, sia sul cloud che in rete.

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