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Colt: l’azienda giusta per le persone, le mamme e i papà

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Operare con successo in una dimensione globale richiede non solo investimenti consistenti, ma anche competenze adeguate. L’innovazione tecnologica ha profondamente cambiato il modo di fare impresa con impatti decisivi su tutta la catena del valore. Le forme tradizionali dell’organizzazione d’impresa, caratterizzate da strutture verticali, funzionalmente gerarchizzate, sono entrate in crisi e sono state sostituite da strutture più flessibili, deverticalizzate e decentrate, la cui operatività è caratterizzata da continui scambi di informazioni e sviluppo di relazioni. Focalizzare quindi l’attenzione sulle persone è decisivo.

Per questo motivo in Colt diamo molto peso alla gestione delle nostre persone, convinti come siamo che il fattore umano rimanga l’elemento discriminante di una storia di successo, una delle principali fonti strategiche del vantaggio competitivo. Garantire condizioni di lavoro ottimali, flessibilità, un adeguato bilanciamento tra vita lavorativa e vita privata, percorsi di formazione e altro, sono elementi fondamentali.

Abbiamo per questo avviato da più di 5 anni politiche di smart working particolarmente diffuse. Lo smart working non è stare a casa. Lo smart working non è solo work-life balance. Per Colt, è molto di più: è l’introduzione di un nuovo modo di lavorare, basato sulla reciproca fiducia, la collaborazione, la flessibilità, la comunicazione di intenti e condivisione di target. È lavorare su obiettivi condivisi, da raggiungere insieme e basati sulla “Customer Centricity”.

Lo smart working così inteso ha portato con sé molteplici effetti: il rinnovo dei nostri uffici di Milano, l’adozione di tecnologie innovative adeguate a supporto dell’attività da remoto, un incentivo a lavorare meglio, per noi e per i nostri clienti. Questi ultimi, in particolare, ritengono che la differenza principale tra Colt e i suoi competitors sia data proprio dalle persone: i Colties, i nostri colleghi in tutto il mondo (circa 5000 a livello globale e 130 in Italia).

Oltre allo smart working, in Colt riponiamo una grande attenzione alla maternità e, più in generale, alla childcare: l’azienda da anni provvede ad un’integrazione fino al 100% dello stipendio per tutto il periodo di astensione dal lavoro delle mamme e concede volentieri il part time a coloro che ne fanno richiesta. Recentemente la Family Leave Policy dell’azienda ha introdotto novità importanti sia per la maternità, in cui 20 settimane verranno considerate come “effettivo servizio” ai fini del bonus, sia per il rientro a lavoro delle mamme, che avranno la possibilità di usufruire di un giorno libero retribuito a settimana per 8 settimane, in aggiunta ai permessi già previsti per l’allattamento. Anche i papà avranno la possibilità di richiedere 7 settimane di congedo, in aggiunta ai 5 giorni previsti dall’INPS, per un totale di 8 settimane di assenza retribuita al 100% e inclusa ai fini del calcolo del bonus.

Parlando del benessere al lavoro, un altro fattore molto importante da considerare è quello dello stress. A tal proposito, in Colt è possibile fruire di un servizio di counseling gratuito, da effettuare durante l’orario di lavoro. Abbiamo anche programmi di mentoring strutturati, che sono d’ausilio alla crescita e allo sviluppo professionale grazie alla possibilità di scegliere il proprio mentor in base alle attitudini ed aspettative di crescita e di sviluppo di ognuno. Per Colt, non c’è eccellenza, senza sviluppo e formazione continua delle persone!

Cura quindi delle nostre persone, ma cura anche della community intorno a Colt. Da anni Colt si occupa attivamente di CSR (Corporate Social Responsibility). Ogni anno Colt promuove iniziative di charity sia a livello internazionale – come ad esempio la bike-ride annuale attraverso la quale abbiamo raccolto e donato €1m in beneficenza – sia a livello locale, dove collaboriamo con partner italiani come SOS Villaggi dei Bambini, Banco Alimentare, e altri.

Essendo un’azienda del settore tecnologico il tasso di occupazione femminile è purtroppo più basso di quello maschile, ma in tutti i Paesi in cui operiamo ci siamo posti l’obiettivo di raggiungere un migliore bilanciamento in tema di gender e di avere entro il 2021 almeno il 30% di “quote rosa”, soprattutto in ruoli manageriali e strategici. In questo momento in Italia siamo al 23%, ancora lontani dal target prefissato. Vogliamo raggiungere questo obiettivo il prima possibile, perché riteniamo che la diversità rappresenti una ricchezza unica.[1]

Noi di Colt ci immaginiamo e lavoriamo per offrire ai nostri Clienti ed ai loro Clienti finali un mondo migliore, dove l’essere interconnessi può fare la differenza: per questo per noi di Colt “connectivity matters”.

 

[1] Convinzione confermata da recenti studi dell’Harvard Business Review, 2013, “How Women Drive Innovation and Growth”; Catalyst, 2011, “The Bottom Line: Corporate Performance and Women’s Representation on Boards” – che rivelano che attraverso il gender diversity le aziende hanno il 45% in più di probabilità di migliorare la quota di mercato, ottenendo rendimenti del 53% più elevati ed hanno il 70% di probabilità in più di avere successo in nuovi mercati.

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