Pianificare l’imprevedibile: non serve la sfera di cristallo!

La pervasività della tecnologia, lo sviluppo della connettività e della mobilità ci hanno abituato ad avere letteralmente a portata di mano in qualsiasi momento sul nostro smartphone, tablet, o PC le informazioni archiviate nel cloud. Possiamo accedere a dati, lavorare, effettuare transazioni in tempo reale, ovunque ci troviamo. Sperimentiamo ogni giorno quanto la connettività sia un elemento fondamentale, a ogni livello.

In tema di disponibilità delle informazioni, è quanto mai attuale per esempio la proposta di archiviare i dati delle scatole nere degli aerei nel cloud, in modo da potervi accedere qualsiasi cosa accada.

 

Tuttavia, è semplice comprendere come “cloud” non sia automaticamente sinonimo di “sicurezza”: applicazioni, e dati distribuiti in rete richiedono garanzie sulla solidità della connessione, nonché delle infrastrutture. E’ sufficiente un banale imprevisto per mettere in ginocchio intere aree  geografiche: da un guasto a un server, a un calo improvviso di tensione che elimina i nodi di comunicazione, a un evento atmosferico che colpisce un data centre.

La continuità deve essere pianificata, non affidata al caso. Quando si utilizzano applicazioni critiche in cloud, è indispensabile un back-up regolare in modo che, qualsiasi cosa accada, il recupero dei dati non rappresenti un problema. Su questo fronte iniziano a divenire consapevoli anche le Pubbliche Amministrazioni, che inseriscono la continuità operativa all’interno delle priorità delle Agende Digitali.

 

Tuttavia, il 75% delle piccole e medie imprese non ha al momento in atto alcun piano per il disaster recovery e solo un quarto delle aziende è in grado di disporre dei propri dati dopo un black out. Il 50% non dispone di un sistema di back up efficiente e, generalmente, pensa di realizzarlo solo dopo aver subito dei danni.

Questo accade perché spesso le aziende affrontano il passaggio al cloud preoccupandosi di raggiungere più elevati livelli di efficienza e produttività con minore dispendio di risorse, senza considerare l’implementazione di una strategia di business continuity. I servizi di Back-up e replication vengono così rimandati a future valutazioni.

 

Sappiamo che ogni realtà ha esigenze differenti e la tecnologia rappresenta solo una parte della strategia di business continuity: per questo abbiamo messo a punto servizi modulari di replica dedicati specificatamente alle PMI che permettono di affrontare gradualmente gli imprevisti grazie a un modello “a consumo”. Il servizio è accessibile da un portale per i clienti Colt vCloud, che possono configurare i livelli di back up e di replica in maniera personalizzata, in base alle policy aziendali, con la possibilità di avere una reportistica dettagliata e decidere che cosa proteggere, per quanto tempo e dove posizionare i back up dei dati.

Per ulteriori informazioni in merito ai servizi Colt vCloud Replication potete scaricare il white paper Back-up e recovery: perché serve prevedere l’imprevedibile.

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